Vince Carter, o se preferite “Air Canada”, “Vinsanity”, “Half man-Half amazing”, o “Vincredible”, è certamente uno tra i migliori cestisti della storia, ma soprattutto l’idolo di tutti i ragazzini Canadesi, e non solo, cresciuti a inizio anni duemila. In quel periodo, Vince, regalò notevole visibilità a tutto il Canada nel mondo della palla a spicchi, in particolare alla città in cui giocava: Toronto. Non tutti sanno che a lui, gli è stato dedicato un docu-film, incentrato sulla sua carriera e su come abbia reso Toronto, da timida realtà appassionata all’Hokey, a una vera e propria potenza della Nba.

È un documentario prodotto nel 2017 e presente su Netflix, chiamato “The Carter Effect“, ma sul perché del titolo, ci soffermeremo più avanti. Questo, è un film più che valido a nostro parere, perché non parla solo di pallacanestro, ma bensì, di quello che più ci mancherà nel termine di questa stagione e durante tutti i play-off: le persone. Il Basket, senza pubblico, non è Basket, e il regista, Sean Menard, ha sottolineato più e più volte questo aspetto durante il film , raccogliendo l’opinione anche di tifosi più che degni di nota, come Drake su tutti.

Quando parliamo di Carter Effect, non parliamo solo del documentario, ma parliamo di tante, piccole cose. Un esempio? È riuscito a riempire letteralmente l’Air Canada Centre, che prima di Vinsanity, era un palazzetto al dir poco desertico. È riuscito a portare il Canada in alto, lo stesso Canada che per Vince era, e sottolineo era, solo la nazione a nord degli Stati Uniti. Ha portato i Raptors tra le migliori franchigie della lega, ha regalato un idolo a tutti i ragazzini di Toronto.

I Raptors nella scorsa stagione il titolo l’hanno incredibilmente vinto, battendo stereotipi, pregiudizi, e non ultima, una vera e propria dinastia come quella dei Golden State Warriors. Mi chiedo quindi, i Raptors, sarebbero dove sono se non ci fosse stato Vince Carter? Non credo proprio… È questo “The Carter Effect


Giacomo Esposito